L'Anai deve e può rinnovarsi

Da diversi anni molti soci, vecchi e nuovi, sentono la necessità di un radicale rinnovamento delle finalità, delle prospettive e delle modalità organizzative della nostra associazione.

Questa necessità è suggerita dalle grandi trasformazioni intervenute nel mondo del lavoro, che hanno rivoluzionato anche il mondo degli archivi e la professione degli archivisti. Una simile trasformazione è stata fin qui affrontata tanto dal punto di vista della disciplina quanto della professione, in misura ancora insufficiente.

Gli archivisti sono da sempre suddivisi in due grandi partizioni: gli archivisti istituzionali (che comprendono gli operatori al protocollo e all’archivio corrente e gli addetti all’archivio storico) e gli archivisti liberi professionisti. Negli ultimi decenni, si è aggiunta una nuova figura: l’archivista dipendente da aziende, cooperative, agenzie. Ognuna di queste figure propone, su una base disciplinare comune, problematiche specifiche. Ognuna di esse merita attenzione e intervento da parte di una associazione professionale.

Anche se l’Anai ha saputo affermarsi come un soggetto culturale forte, in grado di affrontare ambiti nuovi e diversi rispetto alla, pur gloriosa, tradizione degli Archivi di Stato, è tuttavia mancata la capacità di rispondere alle domande, sempre più pressanti, degli archivisti non dipendenti dalle amministrazioni pubbliche che hanno urgente esigenza di strumenti e metodi di lavoro, di tutela e assistenza anche negli aspetti più pratici dell’attività lavorativa. L’esempio più evidente di tale lacuna è la mancata conclusione della lunga elaborazione sulla certificazione della professione. Fino a non molto tempo fa, ruolo e caratteristiche del lavoro archivistico erano codificate e sufficientemente stabili. Oggi, i vecchi modelli non funzionano più. La professione è diventata molto più dinamica. Un esempio per tutti: l’informatizzazione degli apparati burocratici ha ampliato, in misura difficilmente prevedibile qualche anno fa, il ruolo e i compiti di questo settore dell’archivistica. Il solo fatto dell’obbligatorietà del protocollo informatico in tutta la pubblica amministrazione ha aperto un immenso terreno di riflessione teorica, di applicazione pratica e di formazione. In questo contesto, la percezione dei problemi professionali e pratici è stata fin qui inferiore alle necessità. Sono sorte questioni fino a poco tempo fa inimmaginabili: l’inquadramento dell’archivista dipendente da agenzie private è in larga parte da definire nella sua specificità, la formazione professionale necessita di un ammodernamento e forse di un riorientamento, l’aggiornamento stenta ancora a stare al passo con i bisogni. Un’associazione professionale, sollecitata da simili trasformazioni, deve essere in grado di reggere questi compiti, soprattutto se si tiene conto che ormai gli archivisti istituzionali sono una minoranza e sempre più in diminuzione.

L’Anai deve insomma compiere un salto di qualità nella capacità di comunicare a tutti i livelli l’importanza della nuova figura professionale dell’archivista, non più esclusivamente dedita alla conservazione e alla consultazione degli archivi storici, ma estesa a tutte le fasi della creazione e della corretta gestione degli archivi.

A tale scopo è necessario costruire un permanente coordinamento con le altre professioni operanti nel campo dei beni culturali, bibliotecari e tecnici museali innanzitutto, mantenendo ovviamente distinti i rispettivi profili professionali. Nella fase attuale di restrizione di risorse per la cultura è sempre più necessario che il pubblico, i decisori politici e i pubblicisti si confrontino con associazioni professionali agguerrite e compatte, in grado di fare massa critica, di affermare il peso sociale e culturale degli operatori professionali, di esigere standard di qualità dei servizi e degli interventi, di ridefinire il ruolo delle istituzioni culturali.

I progetti specifici che l’Anai ha sviluppato in questi ultimi anni, gli archivi del cinema, della montagna e da ultimo della moda, hanno costituito occasione di far conoscere il ruolo degli archivisti in ambienti in cui erano pochissimo presenti. Riteniamo che il progetto triennale Archivi della moda del Novecento vada positivamente concluso, anche in ambito internazionale, come previsto dal programma, tenendo tuttavia presente la sostenibilità degli oneri per la nostra associazione e l'ottimizzazione dei risultati culturali e professionali attesi.

Per il futuro riteniamo più utile evitare di concentrare l’intera attività dell’associazione su un solo tema per diversi anni e tendere per contro a sviluppare diversi progetti, anche parallelamente, coinvolgendo maggiormente le risorse umane e professionali esistenti nelle sezioni regionali.

Occorre trovare un nuovo equilibrio nei rapporti con il MIBAC basato sulla rispettiva autonomia e diversità di ruolo. L’Anai deve liberamente esercitare la critica nei confronti dell’Amministrazione Archivistica, delle sue scelte organizzative e tecniche, senza tema di compromettere gli eventuali contributi per attività (tra l’altro sempre meno significativi).

Il ruolo dell’Anai si giocherà negli anni a venire intorno alla sua capacità di pressione (e di spiegazione) per ottenere che non vengano ridotte le risorse agli archivi e che gli archivisti non vengano sostituiti da altre figure professionali.

Da queste considerazioni preliminari prende spunto il PROGRAMMA di lavoro per i prossimi anni, articolato nei punti di seguito indicati:

1. rivendicazione della specificità tecnica e dell’importanza del ruolo dell’archivista nelle organizzazioni complesse, istituzionali e private;

2. ricostituzione della riserva finanziaria dell'ANAI e gestione contabile rigida: occorre riportare sotto controllo la gestione mediante procedure contabili che consentano di programmare rigorosamente le spese correnti e quelle straordinarie dedicate a specifici progetti;

3. trasparenza di gestione: pubblicazione tempestiva dei verbali degli organi direttivi e dei documenti esaminati e approvati; pianificazione e pubblicità delle attività programmate (convegni, corsi, gruppi di lavoro…); assegnazione formale degli incarichi di responsabilità (riviste, gruppi di lavoro, sito, progetti speciali...)

4. informazione di tutti i soci su eventi e manifestazioni programmate e in genere su tutte le decisioni che coinvolgono l’associazione;

5. nuova impostazione editoriale del sito web per consentire la partecipazione e la condivisione dei contenuti da parte delle sezioni regionali; maggiore interoperatività tra i siti delle sezioni e il sito nazionale; uniformazione dei requisiti (formali e di contenuto) dei siti regionali e del sito nazionale;

6. ridefinizione dei rapporti tra centro e sezioni regionali; modifica dell’attuale suddivisione dei proventi delle quote sociali (attualmente un quarto alle sezioni tre quarti al nazionale: si proporrà di riservare alle sezioni una quota maggiore); abbreviazione dei termini per il versamento delle quote alle sezioni, che devono poter disporre dalle loro quote non oltre il primo trimestre successivo all’annata di esazione; l’attività costante delle sezioni è infatti sempre più essenziale per incrementare le nuove iscrizioni e confermare le precedenti; alle sezioni deve inoltre essere riconosciuta formalmente una reale autonomia contabile mediante l’apertura di loro propri conti correnti bancari condizione minima per la gestione dei contributi da enti pubblici e fondazioni bancarie per iniziative professionali o corsi di formazione;

7. accordi programmatici con le altre associazioni professionali di categoria (AIB, ICOM...) per l’azione da svolgere nei confronti del MIBAC e delle Regioni nonché per iniziative concordate di comunicazione;

8. accordi con la Protezione Civile in materia di interventi di emergenza sui beni culturali (corsi di formazione ecc.);

9. maggiore attenzione alle problematiche dell’archivista libero professionista; in particolare: definizione di standard di formazione, modalità contrattuali, minimi tariffari, attivazione di polizze (concordate con primarie assicurazioni) per responsabilità civile, infortuni e tutela legale, sistema di certificazione e tenuta degli elenchi degli archivisti specializzati nelle diverse tipologie di intervento;

10. definizione della figura attualmente in maggiore sviluppo, quella dell’archivista dipendente, in relazione ai problemi professionali e contrattuali (inquadramento, forme del rapporto di lavoro, minimi salariali e via e via);

11. lo stato della formazione istituzionale, con l’eventuale definizione di proposte di innovazione;

12. attuazione del nuovo statuto definendo le questioni rimaste in sospeso come la durata dei soci juniores;

13. assistenza legale ai soci;

14. tutela della dignità professionale degli archivisti di stato (es.: requisiti nei concorsi pubblici e criteri di valutazione dei titoli) e valorizzazione della professione;

15. organizzazione di seminari e incontri di aggiornamento;

16. riflessione sulle modalità con le quali operano le associazioni archivistiche dei paesi più affini a noi, specialmente europei, sia per eventuale ispirazione di analoghe attività, sia per la ricerca di possibili sinergie, anche in relazione al complicato funzionamento del Conseil International des Archives.

Il presente programma è stato sottoscritto da:

- Paola Briante, archivista di Stato

- Daniela Caffaratto, archivista di Stato

- Marco Carassi, direttore dell'Archivio di Stato di Torino

- Paola Carucci, soprintendente dell'Archivio storico della Presidenza della Repubblica

- Augusto Cherchi, libero professionista

- Cristina Covizzi, libera professionista

- Francesco Cattaneo, direttore dell'Archivio storico del Comune di Lodi

- Luisa Di Tolla, libera professionista (soci juniores)

- Linda Giuva, docente di Archivistica

- Francesca Imperiale, soprintendente archivistico della Liguria

- Stefano Pigliapoco, docente di Archivistica informatica

- Antonio Ratti, responsabile dell'Archivio storico di INA- Assitalia

- Viviana Rocco, già responsabile dell'Archivio storico Pirelli

- Monica Valentini, responsabile dell'Archivio del Consiglio regionale della Toscana

- Maria Luisa Villotta, libera professionista

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